Raffaele (Lello) tel.330645239
studia del Pianoforte all’età di sei anni
Si iscrive al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli
Frequenta il Corso di Lettere presso il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli
Consegue il diploma di Violino presso l'Istituto Musicale L. Boccherini di Lucca
Collabora con l'Orchestra del Festival Pucciniano di Torre del Lago
Il Violino
Il Violino è lo strumento più acuto della famiglia degli archi. Gli altri membri sono la viola, il violoncello e il contrabbasso.
L'arco o archetto è una bacchetta stretta e leggermente incurvata di legno, della lunghezza di circa 75 cm, alle cui estremità sono fissati crini di cavallo i quali, trattati frequentemente con colofonio (pece) e sfregati sulle corde, le mettono in vibrazione.
Il violino ha quattro corde accordate per quinte: sol, re, la, mi.
Nei violini antichi le corde utilizzate erano interamente di budello; oggi possono essere di budello, oppure di budello o budello sintetico ricoperto di alluminio, argento, o acciaio.
La maggior parte dei violini ha una tavola armonica in abete e il fondo solitamente in acero. Le altre parti dello strumento sono: le fasce, il manico, la tastiera, il riccio, il cavigliere, il ponticello, la cordiera e i fori di apertura sulla tavola, detti "effe" a causa della loro forma. La tavola, il fondo e le fasce formarno la cassa armonica che contiene l'anima, una sottile bacchetta di legno posta in prossimità del ponticello in modo da collegare il piano con il fondo. Sulla parte interna della tavola è incollata una sottile striscia di legno chiamata catena e ha il compito di rafforzare la tensione della volta del piano armonico. Oltre a rafforzare la struttura, sia l'anima che la catena, svolgono un ruolo molto importante nella trasmissione del suono.
Il violino appare per la prima volta in Italia nei primi anni del secolo XVI. Probabilmente deriva da due strumenti medievali ad arco, la viella e la ribeca, e da uno strumento tipico del Rinascimento italiano, la lira da braccio, simile morfologicamente al violino.
I primi importanti liutai furono gli italiani Gasparo da Salò (1540-1609) e Giovanni Maggini (1579-1630 ca.) di Brescia e Nicolò Amati di Cremona. L'apice dell'arte liutaria fu raggiunta nel corso del XVII e del XVIII secolo dai liutai Antonio Stradivari e Giuseppe Guarneri, entrambi di Cremona, e dall'austriaco Jakob Stainer.
Gli strumenti di quel periodo se confrontati con quelli più recenti, presentano una tastiera molto più corta, un manico più sottile posto con un'angolazione minore rispetto alla tavola armonica e un ponticello più piatto.
Anche gli archetti erano molto differenti da quelli moderni.
Queste caratteristiche costruttive furono modificate nel corso del XVIII e del XIX secolo per conferire allo strumento maggiore potenza di suono e comportarono di conseguenza un cambiamento di timbro. Per questa ragione molti violinisti del XX secolo, per poter eseguire i capolavori del passato secondo una prassi maggiormente affidabile, hanno deciso di recuperare gli strumenti antichi nella loro forma originaria.
A partire dal periodo barocco, quasi tutti i maggiori autori hanno scritto composizioni comprendenti il violino, ma un grande e particolare impulso allo sviluppo della musica per lo strumento venne da Arcangelo Corelli e Antonio Vivaldi.
Fra i concerti solistici più noti vi sono quelli di Beethoven, Brahms, Mendelssohn-Bartholdy, Cajkovskij e i famosi concerti di Niccolò Paganini..
Tra i maggiori virtuosi del XIX secolo possiamo ricordare gli italiani Giovanni Viotti e Niccolò Paganini, i tedeschi Louis Spohr e Joseph Joachim, lo spagnolo Pablo de Sarasate, e i belgi Henri Vieuxtemps ed Eugène Ysaÿe.
Nel corso del XX secolo il violino ha conquistato nuove mete artistiche e tecniche grazie a musicisti come Isaac Stern, Yehudi Menuhin, Fritz Kreisler, Jascha Heifetz, Nathan Milstein, Joseph Szigeti, David Ojstrach, Salvatore Accardo, Uto Ughi e Mischa Elman.
Giuliano tel. 3281391430
Insegnante di basso elettrico, contrabbasso, sax
formazione Professionale
Studi classici di contrabbasso con i M.° B. Sargentini e A. Perna,Studi contrabbasso jazz con N. Vernuccio e musica di insieme con F. Nesti.
Studi di sassofono con il M.° P. Mannelli.
Clarinetto e Saxofono
Il clarinetto è uno degli strumenti più duttili dell’ Orchestra e uno degli strumenti a fiato con maggiore estensione, la sua gamma, infatti, copre circa quattro ottave.
Il Clarinetto è uno strumento ad ancia semplice derivato dall’ antico Chalumeau, strumento ad ancia a otto fori usato nel Medioevo.
Il Clarinetto appartiene alla grande famiglia degli strumenti ad ancia semplice: Clarinetto piccolo in mi b o Quartino, Clarinetto Basso Clarinetto Contrabbasso.
Nel corso dei secoli questo strumento ha subito molti cambiamenti e perfezionamenti, sviluppandosi anche nei rami collaterali della famiglia come il Corno di Bassetto.
Il primo Clarinetto propriamente detto fu costruito nel 1690 da Denner a Norimberga e in seguito perfezionato da Müller e da Buffet che ne migliorarono ulteriormente la meccanica. Nel 1835, infine, al Clarinetto venne applicata la meccanica Bömm da Adolphe Sax che lo trasformò nello strumento che tutti oggi conosciamo.
Strumento molto apprezzato da musicisti come Berlioz, List, Mahler, Strauss, Brahms compose due Sonate per Clarinetto e Pianoforte e più recentemente da Berg, Bartok; Stravinski Hindemith. Mozart gli dedicò lo splendido Concerto K. 622.
Dal 1840 si viene ad aggiungere, ad opera di Adolphe Sax, tutta la famiglia dei Saxofoni: Sax Soprano, Sax Contralto, Sax Tenore, Sax Baritono e Sax Basso. Questi strumenti sono di metallo, hanno canneggio conico e sfruttano il principio dell’ ancia battente montata su di un bocchino simile a quello del Clarinetto.
Questi strumenti troveranno la loro maggiore applicazione in generi musicali più moderni come la musica Jazz.
Il Basso Elettrico
Il primo basso elettrico prodotto in serie fu sviluppato da un innovatore e costruttore di chitarre elettriche, Leo Fender, all’inizio degli anni cinquanta del XX secolo. Il basso elettrico verticale esisteva già dalla metà degli anni trenta ma era goffo ed inoltre la cassa acustica di cui era dotato ne rendeva difficile l’amplificazione.
Questo strumento rappresenta una radicale svolta nel panorama musicale, fornendo alla sezione accompagnamento dei complessi uno strumento facilmente trasportabile, amplificabile e più semplice da suonare rispetto al contrabbasso. La presenza dei tasti facilita anche l’accuratezza dell’intonazione, da cui il nome “Precision” del primo basso prodotto Leo Fender.
L’uso di un pickup associato al corpo solido ha reso più efficace l’amplificazione dello strumento, che si è evoluta in seguito fino alla produzione di amplificatori capaci di erogare potenze di svariate centinaia di Watt.
Roberto
insegnante di Chitarra Acustica - Chitarra d'accompagnaemnto - Chitarra Finger Style
Roberto tel. 3391277102
Diplomato in chitarra presso il Conservatorio "N. Paganini" di Genova
Laureato in Lettere Moderne con una tesi sulla musica per chitarra sola di Heitor Villa-Lobos.
La Chitarra Classica
e’ uno strumento che rientra nella grande famiglia degli strumenti a corde pizzicate come il Liuto, la Vihuela, la Mandola ecc.
Lo strumento propriamente detta fu forse importata dagli arabi in Spagna intorno all’ ottavo secolo.
Strumento antichissimo essa conta una letteratura vastissima che abbraccia quasi per intero gli ultimi mille anni di Storia della Musica. La Chitarra e’ uno strumento duttilissimo, per essa sono stati composti brani di ogni genere.
Il termine Finger–picking ha due accezioni fondamentali: la prima sta ad indicare la tecnica che consiste nel pizzicare le corde con le dita (nude o con particolari plettri detti Finger-picks) e che trova uso vastissimo dal rock al country blues.
Gabriele
insegnante di Percussioni
Batteria
Gabriele tel. 3773130243
Gabriele inizia a studiare batteria all'età di 13 anni sotto la guida del maestro Michele Leonardi.
Le sue lezioni sono rivolte a principianti e si concentrano sull'apprendimento delle tecniche di base, dei rudimenti e della musica d'insieme.
Con un approccio graduale, accompagna anche i più piccoli nei loro primi passi, proponendo percorsi personalizzati che favoriscono lo sviluppo del ritmo, della coordinazione e dell’ascolto.
La batteria
è uno degli strumenti musicali più dinamici e affascinanti, essenziale in molti generi musicali, dal rock al jazz, fino al pop, al metal e persino alla musica elettronica. Questo strumento a percussione non solo fornisce il ritmo, ma aggiunge anche profondità, dinamismo e un tocco di personalità a qualsiasi composizione musicale.
La sua storia
Le percussioni esistono da migliaia di anni e sono tra gli strumenti musicali più antichi della storia dell’umanità. La batteria moderna è il risultato di un’evoluzione iniziata nel XIX secolo.
Con la nascita del jazz, la batteria iniziò a essere utilizzata in modo più complesso e si è evoluta ulteriormente, portando alla creazione di nuovi stili e tecniche articolato.
L’innovazione più recente è rappresentata dallo sviluppo della batteria elettronica, che ha rivoluzionato la produzione musicale offrendo infinite possibilità sonore e creative.
La Batteria standard è composta da diversi elementi, ciascuno con una funzione specifica. Vediamo nel dettaglio i componenti principali:
La grancassa è il tamburo più grande e fornisce il battito principale del ritmo. Viene suonata con un pedale che aziona una mazza per colpire la pelle del tamburo. Il suo suono profondo e potente è fondamentale in ogni genere musicale.
Il Rullante produce un suono nitido e brillante grazie alla cordiera di metallo tesa sotto la pelle inferiore. È spesso usato per accentuare i tempi forti e creare ritmici complessi
I Tom sono tamburi di diverse dimensioni, montati sulla grancassa o su supporti separati. Sono utilizzati per riempitivi ritmici e per aggiungere variazioni nei pattern.
I Piatti aggiungono colori e accenti al suono della batteria. I principali tipi includono:
Suonare la batteria richiede l’uso indipendente di mani e piedi. Esercizi progressivi aiutano a sviluppare questa capacità. Un buon batterista deve avere un ottimo senso del tempo. Suonare con il metronomo aiuta a sviluppare la precisione.
La batteria è uno strumento straordinario che richiede dedizione e passione.
Carlo
insegnante di Tromba
armonia
composiszione
Storia della Musica
Carlo tel. 3478675359
Studi accademici Diploma Conservatorio L' Cherubini di Firenze
Con un percorso classico focalizzato sulla teoria musicale, coltiva da sempre la passione e lo studio per la composizione, l'armonia, il contrappunto e l'analisi formale.
A chi si rivolge il corso
Il corso si rivolge agli
- Appassionati di ogni età: per comprendere i meccanismi della composizione.
- Aspiranti direttori e lettori: per acquisire competenze nella lettura di partiture d'orchestra.
- Studenti di Conservatorio: per preparare l'esame di armonia complementare
Armonia Complementare, Elementi di Composizione, Contrappunto e Fuga
è il percorso formativo fondamentale per comprendere i meccanismi profondi della musica colta occidentale.
Questo percorso trasforma l'intuizione musicale in artigianato rigoroso, combinando lo studio verticale degli accordi (armonia) con quello orizzontale delle linee melodiche sovrapposte (contrappunto).
Armonia Complementare
Secondo la definizione accademica classica l’ Armonia è: “La scienza che studia la formazione e la concatenazione degli accordi”. Questa è e rimane la più chiara ed esaustiva definizione che si possa dare all’ intera materia perché ne stabilisce le funzioni e ne fissa gli scopi.
L’ Arminia, infatti, non è soltanto la prima materia utile per lo studio della Composizione Musicale, ma l’ indispensabile bagaglio per tutti coloro che, dedicandosi all’ accompagnamento e soprattutto all’ inprovvisazione jazz, non possono prescindere da una seria e precisa conoscenza degli accordi e dei loro reciproci rapporti tonali.
Distinguere a colpo d’ occhio le Triadi, gli accordi di 7a, gli accordi di 9a in tutte le loro specie e varianti è materia indispensabile non solo per chi compone ma anche per chi, in un modo o in un altro, ha a che fare con le sigle ( DO7 / RE-6 / Sib9 / ecc.) con cui oggi in tanti generi di musica vengono rappresentati sinteticamente gli accordi musicali.
L'obiettivo è padroneggiare la sintassi musicale tonale e lo studio "verticale" dei suoni.
- Basi strutturali: studio degli intervalli, triadi, rivolti e prime regole di concatenazione.
- Il moto delle parti: regole per evitare errori storici (quinte e ottave parallele).
- Accordi di settima e nona: analisi e risoluzione della settima di dominante e di altre specie.
- Modulazioni: tecniche per passare da una tonalità all'altra (regioni vicine e lontane).
- Note di passaggio: studio di fioriture, ritardi, appoggiature e pedali.
- Bassi e canti dati: armonizzazione pratica di linee melodiche fornite dal docente.
Elementi di Composizione
In questa fase si impara a organizzare le idee musicali all'interno di strutture logiche.
- La cellula melodica: sviluppo di un motivo attraverso l'imitazione, la variazione e l'inversione.
- Forme musicali semplici: studio della forma bipartita (A-B) e tripartita (A-B-A).
- Strutture classiche: analisi e scrittura di brevi brani nello stile del Settecento e dell'Ottocento (Minuetti, Romanze).
- Strumentazione: nozioni base sull'estensione e sulle possibilità tecniche dei principali strumenti (pianoforte, archi, fiati).
Contrappunto
È lo studio "orizzontale" della musica, ovvero la sovrapposizione di più linee melodiche indipendenti.
- Contrappunto rigoroso: studio basato sulle storiche "cinque specie" di Johann Joseph Fux.
- Nota contro nota: prima specie
- Diminuzioni: specie successive con due, quattro o più note contro una, fino al contrappunto fiorito.
- Contrappunto doppio: scrittura di due linee melodiche invertibili (la voce acuta può diventare grave e viceversa).
- Imitazioni: tecniche di canone (all'unisono, alla quinta, per moto inverso).
La Fuga
Rappresenta l'apice accademico unendo armonia, contrappunto e rigore formale.
- Esposizione: presentazione del Soggetto (tema principale) e della Risposta (il tema trasposto alla quinta).
- Controsoggetto: la linea melodica secondaria che accompagna la Risposta.
- Divertimenti (o Episodi): sezioni di transizione modulante basate su frammenti del soggetto.
- Stretti: sezione in cui le entrate del soggetto si sovrappongono in modo ravvicinato, aumentando la tensione.
- Pedale finale: conclusione del brano su una nota grave prolungata (solitamente di dominante o tonica).
Emily Jennifer
insegnante di canto moderno
madrelingua inglese
Emily Jennifer tel. 3803017032
Diplomata di Pianoforte presso Istituto Superiore di Studi Musicali "Rinaldo Franci" - Siena
Canto jazz presso la
Scuola di Musica di Fiesole
Il canto jazz
è una forma di espressione vocale nata negli Stati Uniti nei primi decenni del Novecento, caratterizzata dal trattamento della voce come un vero e proprio strumento solista.
A differenza del canto lirico o del pop tradizionale, il jazz vocale si fonda sulla massima libertà interpretativa, sulla manipolazione del tempo e sull'improvvisazione.
Il percorso di studi finalizzato allo sviluppo consapevole e progressivo dello stile personale dello studente, attraverso lo studio approfondito del linguaggio jazzistico dalla tradizione al bebop, fino alle principali espressioni del jazz contemporaneo. Il corso integra tecnica vocale, interpretazione e costruzione del fraseggio, con una formazione orientata alla maturazione artistica e alla pratica professionale.
La formazione si articola in lezioni individuali di canto e in attività di musica di insieme svolte a stretto contatto con docenti e musicisti di riconosciuta esperienza. L’attività didattica è integrata da esperienze performative in contesti qualificati, tra cui club e festival jazz italiani, favorendo un apprendimento fondato sulla pratica musicale e sull’interazione diretta con l’ensemble.
Il piano di studi comprende inoltre lo sviluppo delle competenze musicali trasversali indispensabili al cantante jazz, tra cui la pratica dell’improvvisazione, il lavoro sul repertorio, il pianoforte complementare per canto jazz, l’ear training e la produzione musicale contemporanea attraverso l’utilizzo di sequencer e strumenti virtuali.
Nicoletta
insegnante di Pianoforte
responsabile per la creazione di eventi culturali
Nicoletta tel. 3204265760
Diplomata in Pianoforte presso Istituto Superiore di Studi Musicali "L.Boccherini"Lucca
Il Pianoforte
L'invenzione del Pianoforte (1698)
Tutto inizia a Firenze alla corte dei Medici. L'artigiano italiano Bartolomeo Cristofori vuole risolvere il grande difetto del clavicembalo: il volume fisso e piatto.
- La rivoluzione: Sostituisce i plettri (che pizzicavano le corde) con dei martelletti (che percuotono le corde).
Il nome: Nasce il "gravicembalo col piano e forte". Per la prima volta nella storia, l 'esecutore può decidere il volume del suono solo calibrando la forza delle dita
- La novità attraversa le Alpi e arriva in Germania grazie al costruttore di organi Gottfried Silbermann.
- Il rifiuto: Silbermann mostra la sua copia a Johann Sebastian Bach, che inizialmente la boccia con critiche severe.
- Il riscatto: Silbermann migliora la meccanica. Bach cambia idea, firma un contratto per venderli e convince persino il re Federico II di Prussia a comprarne più di quindici.
- Il pianoforte cambia forma (1739)
I primi pianoforti erano enormi e a coda, adatti solo ai saloni dei palazzi reali
- L'idea: Domenico Del Mela, allievo di Cristofori, inventa il primo pianoforte verticale della storia.
- Il design: La cassa acustica si sviluppa verso l'alto sopra la tastiera, creando una bizzarra sagoma che all'epoca tutti chiamavano "a giraffa". Oggi questo pezzo unico si trova al Museo degli strumenti musicali di Firenze.
L'evoluzione moderna: (Ottocento)
Nel XIX secolo la musica cambia: i teatri diventano enormi e i pianisti vogliono suonare a velocità pazzesche. Lo strumento deve evolversi:
- Il Doppio Scappamento (1821): Il francese Érard inventa un meccanismo che permette di ribattere la stessa nota alla velocità della luce, aprendo la strada ai virtuosismi di Chopin e Liszt.
- Il telaio in ghisa (1859): La Steinway & Sons inserisce una pesantissima piastra metallica per tendere le corde al massimo. Il pianoforte acquisisce la potenza sonora e il volume che sentiamo oggi nei concerti pop, rock e classici.